Regista elegante e raffinato, Patrice Leconte. Lo è sempre stato. Autore capace di riassumere nei suoi film le caratteristiche peculiari del cinema francese, e di fonderle in uno schema mutevole in grado di valutare e studiare i comportamenti umani in un'ottica di volta in volta piacevole, dibattuta o disillusa. Negli anni ha ambientato le sue storie nel diciottesimo secolo (Ridicule), alla vigilia della seconda guerra mondiale (Rue des Plaisirs), o più spesso ai giorni nostri. Ha esplorato Parigi scivolando con dolcezza dalla reggia di Versailles alle strade di periferia, e ha messo in mostra una catena di personaggi dotati di corpi a seconda del caso seduttori (Il profumo di Yvonne), amorosi (La ragazza sul ponte), violentemente carnosi (Il marito della parrucchiera), vibranti e insicuri (Confidenze troppo intime), sempre con un'attenzione mai retorica per le difficoltà dei rapporti umani e per le loro ambivalenze comportamentali. Fino al suo film più compiuto, L'uomo del treno, in cui sono le stesse vite a cambiarsi e mutarsi per assumere connotazioni diverse e orizzonti inaspettati. Un regista dallo stile sobrio, asciutto, ma sempre preciso e mai ondivago, che ha visto nei suoi lavori alternarsi grandi regine di Francia come Sandrine Bonnaire, Juliette Binoche e Fanny Ardant, contornate spesso da colui che è divenuto suo attore feticcio, Daniel Auteuil.
Ed è proprio lui il protagonista de Il mio migliore amico, sua più recente fatica, uscita in Italia a fine 2006. Commedia frizzante ma al contempo rigorosa, volta a porre al centro dell'attenzione un uomo imbevuto di contatti umani, ma totalmente incapace di conoscere e frequentare l'amicizia, quella vera, in cui la fiducia e la fedeltà reciproca sanno resistere a qualsiasi intemperie.
Ambientato nell'affascinante mondo dell'arte antiquaria, il film narra di una solitudine radicata nel cuore di un mercante che pensa di poter barattare l'amicizia come fosse un antico vaso greco, e che scopre il declino di una vita ricca nella forma ma tristemente povera nella sostanza.
Auteuil, attore dalla mille facce, è bravo quanto basta. Nel film si recita bene, non si parla mai a caso, si riempiono gli ambienti con leggerezza, si sorride e si ride e poi ci si blocca per un senso di malinconia crescente. Il pre-finale è forse fin troppo "televisivo", ma pazienza. Leconte riesce, con classe, a divertire e a riflettere sul significato reale dell'amicizia, concetto sempre più difficile da sviluppare nel terribile mondo, alienato ed egoista, in cui purtroppo viviamo.
By cinemystic // venerdì, 03 ottobre 2008+10:13
cinema, parigi, erotismo, cinema francese, juliette binoche, il mio miglior amico
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