NEW VISIONS - DONKEY PUNCH

NEW VISIONS

- DONKEY PUNCH -

Il “Donkey Punch” è una strana pratica, che consiste, durante il rapporto sessuale, in una posizione ben specifica (diciamo "a quattro zampe", per intenderci), nello sferrare un pugno sulla nuca della donna, un attimo prima dell'orgasmo, in modo da inchiodarle tutti i muscoli del corpo, e amplificare così l'estasi del momento. Da questa sinistra perversione parte l'assunto teorico del film di Oliver Blackburn, per ora inedito in Italia, ma visto in numerosi festival di genere.

Tre ragazze inglesi lasciano per qualche giorno la piovosa e uggiosa Leeds, per andare a fare una vacanza nel sole e nel caldo di Mallorca, Spagna. Arrivate lì, in una festa ad alto tasso alcoolico, incontrano 4 connazionali (maschi), che le convincono ad andare con loro per una gita in mare a bordo di uno yacht. Una volta giunti al largo, i 7 giovani iniziano a lasciarsi andare, in una sarabanda di droga, alcool, ammiccamenti e ormoni impazziti. Alcuni di loro in poco tempo finiscono sottocoperta, e con il cervello annebbiato dalle sostanze allucinogene appena assunte, danno vita a un'orgia senza freni inibitori. Al momento culminante, uno di loro prova davvero a compiere il “Donkey Punch”. Ma qualcosa va terribilmente storto. Da lì la gita assume i contorni di un incubo, in cui troveranno spazio paura, vendette, e follia, in una gara a eliminazione, tutti contro tutti, per la sopravvivenza.

Diciamolo subito: quello di Blackburn è un lavoro onesto, discretamente efficace, non in grado comunque di toccare altissime vette. Manca in particolare un maggiore approfondimento caratteriale dei personaggi, figurine piuttosto stereotipate fin dalle prime battute; gli attori sono semi-sconosciuti e quasi tutti poco incisivi, e il film di tanto in tanto si perde in cliché fin troppo derivativi.
Eppure, questo nuovo prodotto low budget di un cinema horror inglese che bene o male ogni anno riesce a sfornare qualcosa di interessante, ha anche dei meriti. Innanzitutto dal punto di vista tecnico. É evidente come, nelle pellicole interamente ambientate a bordo di imbarcazioni varie, nel mezzo di mari o oceani, svolga un ruolo fondamentale l'apporto della fotografia (basti pensare agli splendidi lavori compiuti in questo senso in film come Master & Commander, o Luna di Fiele). Qui risulta ottimo, per fortuna, il lavoro dell'operatore Nanu Segal, che riesce sia a colorare brillantemente le onde e il cielo terso del Mediterraneo, sia a mantenere in una coinvolgente penombra le numerose sequenze in interni. Buono anche l'apporto della musica, attraverso una soundtrack che opera dal pop alla techno, in un afflato da rave party notevolmente efficace soprattutto nel clima baldanzoso della prima parte, ma anche dopo, quando rimane solo apparentemente in secondo piano, martellandoci l'udito con ritmiche ipnotiche e sincopate. Discreta la regia, che senza strafare svolge il suo compito riuscendo a dipanarsi negli angusti spazi dello yacht tra carrelli fluenti e insistiti. Tutto sommato efficace anche la sceneggiatura, che pur espandendosi eccessivamente in qualche punto, riesce a reggere per un'ora e mezza senza troppi cali di tensione.


Da segnalare poi un paio di scelte narrative piuttosto coraggiose: la prima, è la sequenza dell'orgia, decisiva nello sviluppo del racconto, in cui Blackburn fa vedere molto più di quanto ci si aspetterebbe. Non si vuole dire che siamo ai limiti del porno, ma nei territori del softcore sicuramente sì. Carne al vento, nudità anche maschile, deciso realismo rappresentativo. La seconda è la svolta figurativa, che da territori molto più inclini al thriller vira nella parte finale verso lo splatter più puro, con una sterzata improvvisa e sorprendente che deflagra in un paio di scene di difficile sopportazione per gli stomaci più deboli.
Donkey Punch è chiaramente una metafora dell'egoismo, della falsità, della sete di vendetta, del disfacimento di ogni razionalità che colpisce l'uomo nel momento in cui lo si pone faccia a faccia con la morte. L'impossibilità di accettare i propri errori, i disperati tentativi di salvare se stessi a discapito degli altri, gli accordi e disaccordi tra i membri di una specie in guerra, il caos primigenio che pone i protagonisti in un conflitto senza regole e senza rispetto. Allo stesso tempo l'acqua, il mare, il sole, strumenti di vita, emblemi della nascita e della vita, divengono qui simulacri di abbandono, buio, pazzia e crudeltà. Chiari possono essere i riferimenti a prototipi quali ad esempio Il coltello nell'acqua di Polanski e Ore 10: Calma Piatta di Noyce.


L'horror inglese (dopo Eden Lake) conferma comunque di essere in sufficiente salute, sebbene i suoi autori non sembrino avere né le capacità tecniche né il radicalismo ideologico e l'anarchia visiva dei francesi (a tal proposito tra non molto vi parlerò di Martyrs, di Pascal Laugier, che si preannuncia come un film totalmente scioccante).
Per chi fosse interessato Donkey Punch è già reperibile nei canali specializzati in Dvd (in lingua originale), e si trova su web, con i sub in inglesi (più che sufficienti).

By cinemystic // venerdì, 13 marzo 2009+16:20
cinema, sesso, horror, donkey punch, splatter/gore, rubrica new visions, eden lake, horror 2008, cinema britannico
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Cinemystic: parole di cinema, parole di Arte, in piena libertà, senza paure e senza censure. Un occhio limpido verso il mondo, le immagini, le note, le passioni.

Chi sono

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Nome: Alessio Gradogna
Un critico cinematografico, un uomo innamorato dell'Arte, che ha voglia di dire quello che pensa, senza inibizioni. Sono nato nel 1978, in un ameno paese della provincia di Vercelli. Ho iniziato ad appassionarmi di cinema, in particolare di cinema horror, sin dalla giovane età (quando avevo 8/9 anni non mi perdevo una puntata di Zio Tibia, e a 11 anni, appena posseduto il mio primo videoregistratore, andavo in videoteca a noleggiare film tipo Re-Animator e altri splatter-gore di quel genere). Mi sono diplomato in Ragioneria, e poi ho frequentato la facoltà di Lettere a Vercelli. Ho iniziato a occuparmi seriamente di cinema frequentando alcuni corsi all’Università, e studiando molto anche da autodidatta, leggendo manuali e opere di saggistica, guardando centinaia di film, e scrivendo la mia tesi di laurea, intitolata “La rappresentazione filmica del Dracula di Bram Stoker”. Mi sono laureato nel 2002, e nel contempo ho mosso i primi passi nell’attività di critico scrivendo recensioni e articoli vari per l’ora defunto portale Horrorcult. Nel 2004 ho vinto una delle sezioni del concorso nazionale di critica “Giovane e Innocente”, grazie a un articolo intitolato “The Addiction: la tragedia assoluta”. Sempre nel 2004 ho iniziato a collaborare con il sito EffettoNotte di Torino e con il rinomato web magazine Sentieri Selvaggi di Roma (una delle riviste più seguite in Italia), per il quale sono responsabile della rubrica “Horror & SF”. Dopo oltre tre anni collaboro ancora con entrambi i siti, scrivendo recensioni, articoli di approfondimento e reportage dai festival sparsi in giro per l’Italia ai quali partecipo come accreditato stampa. Mi occupo di cinema a 360°, sempre con una particolare specializzazione per l’horror ma spaziando in tutti i generi della Settima Arte e in tutte le epoche. In questi anni sono usciti miei articoli anche sul sito FilmHorror e sulle riviste cartacee Nocturno e Inside. In tutto, dal 2003 ad oggi, ho pubblicato circa 150 articoli. Nel 2006 sono stato membro della giuria in qualità di critico durante il Pesaro Horror Festival, e ho pubblicato, per la casa editrice Falsopiano, il mio primo libro, scritto a quattro mani con l’amico e collega Fabio Tasso. Si intitola “Tokyo Syndrome – Le nuove frontiere dell’horror giapponese”, e abbiamo effettuato conferenze di presentazione del libro a Pesaro (Pesarhorrorfest), Ravenna (Nightmare Film Festival), Torino (Torino Film Festival) e Roma (Cineclub Detour). Posseggo una bella cineteca, di cui mi vanto, di quasi 2000 film. Negli scorsi mesi ho infine scritto, questa volta da solo, il mio secondo libro. Si intitola “I dannati e gli eroi – Il cinema di Guillermo Del Toro”, ed è stato appena pubblicato dalla casa editrice Il Foglio di Gordiano Lupi. Oltre al cinema, ho infinite altre passioni, su tutte: la musica, la letteratura, il tennis, l’erotismo, l’Arte in ogni suo respiro. Per contatti, critiche, opinioni, proposte di collaborazione, potete contattarmi direttamente anche alla mail: alessio.gradogna@hotmail.it


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