CEMENTO ARMATO
Circa un anno e mezzo fa uscì nei cinema nostrani Cemento Armato, gangster noir italiano di Marco Martani. Il noto web magazine Sentieri Selvaggi (sul quale da anni dirigo la rubrica dedicata all’horror e affini) pubblicò una recensione a dir poco entusiasta, glorificando il film come un vero e proprio capolavoro, un’opera emozionante e imperdibile, uno splendido affresco in grado da solo di rilanciare le sorti del derelitto cinema italiano. Sorrisi a leggere quelle parole, perchè pur ammettendo di non aver ancora visto il film, mi risultava davvero impossibile credere a cotanto insigne valore declamato a pieni polmoni dalla redazione.
Cemento Armato l’ho visto ora, finalmente. Meglio tardi che mai. E nonostante tutto il mio scetticismo, devo in gran parte ricredermi. Le parole di Sentieri erano e restano eccessive, ma questo è davvero un film di valore. Martani ambienta la sua storia in una Roma assunta a giungla del Male, della corruzione e della connivenza. Riesuma temi cari al gangster movie di tradizione statunitense, e persegue la strada tracciata un paio d’anni prima da quel gran bel Romanzo Criminale di Placido. Alcuni personaggi e dialoghi paiono troppo stereotipati, alcune sequenze troppo confuse o decisamente non credibili, e la rappresentazione dei due protagonisti, il giovane delinquentello e il Boss dei Boss, assume purtroppo i volti di Nicolas Vaporidis e Giorgio Faletti. I quali recitano in modo mediocre. 
Eppure, nonostante questi palesi difetti, il film risulta essere tesissimo, appassionante, coinvolgente, senza respiro, piacevolmente soffocante, ben scritto, con idee intriganti, diretto con mano ferma, senza cadute nè pause nè concessioni alla logica televisiva.
Cinema vero, derivativo finchè si vuole, ma solido. Faletti-Corleone danza nella sua lucida abiezione, la scena dello stupro arriva improvvisa e disturba non poco, la caccia al gatto col topo tra i due protagonisti (che si cercano a vicenda senza saperlo e per diversi motivi) resta in piedi fino alla fine in un crescendo d’emozioni, l’orrore sovrasta i sentimenti, e i personaggi secondari (tra cui un ottimo Ninetto Davoli) svolgono con perizia la loro funzione di aiutante/antagonista a seconda dei casi. Si annusa la polvere da sparo, si scappa smarriti nei vicoli romani, si contano i morti, si partecipa col cuore. Bravi tutti quelli che hanno creduto in questo piccolo gioiellino.
Cemento Armato è senza dubbio uno dei migliori film italiani degli ultimi anni. Leggo che gran parte della critica, pronta in altri momenti a osannare immonde porcate, l’ha stroncato con decisione e cattiveria. Pazienza, mi tengo la mia opinione. Con un film così si comincia quasi a sperare che il cinema di queste terre agonizzanti possa in qualche modo rinascere. Poi si guarda il box office, e si scopre che gli italiani affollano in branco le sale sbavando per vedere High School Musical e il nuovo di Massimo Boldi o dei Vanzina. E allora la depressione torna a regnare sovrana... che dire, l’Italia morirà, questo è certo. Anzi, è già morta. Ma Cemento Armato resta un bel film. Non a caso, sbeffeggiato dagli italiani, ha vinto invece dei premi all’estero. E questo dimostra tante e tante cose.
By cinemystic // venerdì, 05 dicembre 2008+14:58
cinema, roma, premiazioni, cemento armato, cinema italiano
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