CULT COLLECTION - CABIN FEVER

RUBRICA CULT COLLECTION

CABIN FEVER

A rivederlo, passato ormai qualche anno dalla sua uscita, si conferma ciò che già ai tempi si era intuito. Quello di Eli Roth è (fu) uno degli esordi più folgoranti che il cinema horror abbia conosciuto da lustri. Un talento purtroppo non confermato nei suoi lavori successivi.

 

Sapete qual è il paradosso? É che mentre si guarda Cabin Fever, sembra di trovarsi di fronte a una sontuosa porcata. Sceneggiatura incoerente e saltellante, situazioni sceme, personaggi senza il minimo spessore, sequenze troncate a metà o appiccicate senza logica, dialoghi scritti ad minchiam, inserti messi lì pare a caso. E invece, se si entra un po’ in sintonia con il circo irriverente e festaiolo messo in piedi da Roth, ci si diverte un mondo, e ci si immerge in un pantano di cattiveria, crudeltà ed egoismo che ben pochi hanno il coraggio di mostrare con questa convinzione.

I 5 protagonisti, amici per la pelle all’inizio, diventano poco alla volta delle belve, pronte a sbranarsi una con l’altra pur di evitare il contagio. L’unico obiettivo resta salvarsi la vita, a costo di sparare addosso a un poveraccio che chiede pietà, oppure rinchiudere con le catene in uno stanzino buio la compagna infetta. Tutti contro tutti, in un crescendo parossistico quasi orwelliano, in cui trovano posto anche sceriffi ebeti e vendicativi e gente del posto che ad aiutare lo straniero non ci pensa proprio, anzi...

Lo splatter e il gore crescono e si gonfiano con l’andare del tempo, fino a deflagrare nella seconda parte, non tanto per la quantità, comunque limitata, quanto invece per l’ottima qualità: momenti da applausi (la ragazza che sputa un fiotto di sangue sulla macchina appena ripulita dagli ex amici), e altri davvero duri da sostenere (l’altra poveraccia infetta che mentre si depila si passa la lametta sulla gamba ormai malata raschiando le croste e il sangue rappreso).

Effetti speciali di buon livello supervisionati dalla puntuale triade Berger-Nicotero-Kurtzman, importanti aiuti di Angelo Badalamenti alle musiche e di David Lynch alla produzione, fotografia che ogni tanto vira verso il rosso fragola, ragazzini dementi che fanno arti marziali al ralenti, attimi sospesi di matrice western, sospiri di straniante romanticismo, misoginia pura, ammiccamenti alla tradizione di genere, un po' di sesso che non guasta, l'ambiente boschivo come giusto microcosmo di orrore e dolore. Una sarabanda visiva arruffata e grintosa, chiusa dal palese omaggio a Romero nel finale.

Roth pare prenderci per i fondelli dal primo all’ultimo minuto, ma riesce da un lato a realizzare un prodotto esilarante e perfino entusiasmante, e dall’altro a ricordarci che purtroppo, dietro alle maschere del quotidiano, faccia a faccia con la paura, come diceva Hobbes “l’uomo è per ogni altro uomo un lupo”. O un cane rabbioso, fate voi.

 

By cinemystic // venerdì, 27 febbraio 2009+19:02
cinema, sesso, horror, estremo, cinema americano, cabin fever, splatter/gore, rubrica cult collection
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Cinemystic: parole di cinema, parole di Arte, in piena libertà, senza paure e senza censure. Un occhio limpido verso il mondo, le immagini, le note, le passioni.

Chi sono

Utente: cinemystic
Nome: Alessio Gradogna
Un critico cinematografico, un uomo innamorato dell'Arte, che ha voglia di dire quello che pensa, senza inibizioni. Sono nato nel 1978, in un ameno paese della provincia di Vercelli. Ho iniziato ad appassionarmi di cinema, in particolare di cinema horror, sin dalla giovane età (quando avevo 8/9 anni non mi perdevo una puntata di Zio Tibia, e a 11 anni, appena posseduto il mio primo videoregistratore, andavo in videoteca a noleggiare film tipo Re-Animator e altri splatter-gore di quel genere). Mi sono diplomato in Ragioneria, e poi ho frequentato la facoltà di Lettere a Vercelli. Ho iniziato a occuparmi seriamente di cinema frequentando alcuni corsi all’Università, e studiando molto anche da autodidatta, leggendo manuali e opere di saggistica, guardando centinaia di film, e scrivendo la mia tesi di laurea, intitolata “La rappresentazione filmica del Dracula di Bram Stoker”. Mi sono laureato nel 2002, e nel contempo ho mosso i primi passi nell’attività di critico scrivendo recensioni e articoli vari per l’ora defunto portale Horrorcult. Nel 2004 ho vinto una delle sezioni del concorso nazionale di critica “Giovane e Innocente”, grazie a un articolo intitolato “The Addiction: la tragedia assoluta”. Sempre nel 2004 ho iniziato a collaborare con il sito EffettoNotte di Torino e con il rinomato web magazine Sentieri Selvaggi di Roma (una delle riviste più seguite in Italia), per il quale sono responsabile della rubrica “Horror & SF”. Dopo oltre tre anni collaboro ancora con entrambi i siti, scrivendo recensioni, articoli di approfondimento e reportage dai festival sparsi in giro per l’Italia ai quali partecipo come accreditato stampa. Mi occupo di cinema a 360°, sempre con una particolare specializzazione per l’horror ma spaziando in tutti i generi della Settima Arte e in tutte le epoche. In questi anni sono usciti miei articoli anche sul sito FilmHorror e sulle riviste cartacee Nocturno e Inside. In tutto, dal 2003 ad oggi, ho pubblicato circa 150 articoli. Nel 2006 sono stato membro della giuria in qualità di critico durante il Pesaro Horror Festival, e ho pubblicato, per la casa editrice Falsopiano, il mio primo libro, scritto a quattro mani con l’amico e collega Fabio Tasso. Si intitola “Tokyo Syndrome – Le nuove frontiere dell’horror giapponese”, e abbiamo effettuato conferenze di presentazione del libro a Pesaro (Pesarhorrorfest), Ravenna (Nightmare Film Festival), Torino (Torino Film Festival) e Roma (Cineclub Detour). Posseggo una bella cineteca, di cui mi vanto, di quasi 2000 film. Negli scorsi mesi ho infine scritto, questa volta da solo, il mio secondo libro. Si intitola “I dannati e gli eroi – Il cinema di Guillermo Del Toro”, ed è stato appena pubblicato dalla casa editrice Il Foglio di Gordiano Lupi. Oltre al cinema, ho infinite altre passioni, su tutte: la musica, la letteratura, il tennis, l’erotismo, l’Arte in ogni suo respiro. Per contatti, critiche, opinioni, proposte di collaborazione, potete contattarmi direttamente anche alla mail: alessio.gradogna@hotmail.it


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