IL MAESTRO DELLO SPLATTER: BRIAN YUZNA
BRIAN YUZNA
Oggi volevo parlarvi di un mio regista di culto, un autore che ho sempre amato senza remore, per la sua onestà intellettuale e per tutto il bene che ha fatto al cinema horror nella sua ormai lunga carriera: Brian Yuzna. Un personaggio molto amato dai fans di genere, ma perennemente sottovalutato (per non dire ignorato) dal grande pubblico. Uno che ha sempre portato avanti la bandiera dello splatter puro e dell’amore per l’horror senza compromessi, senza mai vendersi al Dio Denaro e rinnegare il proprio stile per seguire le mode del momento, come invece purtroppo in tanti hanno fatto (da Craven a Raimi).

Yuzna nasce nelle Filippine nel 1951, per poi trasfersi negli States. Il suo debutto nel cinema avviene in veste di produttore, come parte integrante di una squadra con cui porterà avanti una collaborazione fedele e continua negli anni (Stuart Gordon, Jeffrey Combs, Dennis Paoli). É il 1985, e parliamo di Re-Animator, uno dei capolavori assoluti della storia del cinema splatter, e uno dei migliori horror degli ultimi 30 anni.
Un film al contempo delirante, surreale, colorato, sarcastico, brutale, impreziosito dalla bellissima soundtrack di Charles Band e dall’intepretazione di un Jeffrey Combs in stato in grazia. La lunga sequenza finale, con la mattanza all’obitorio, è una vera e propria enciclopedia dello splatter più estremo e scioccante. Un film entrato a pieno merito nella Leggenda e nell’Immortalità.
Nei due anni successivi, Yuzna partecipa ancora in veste di produttore a due ottimi film diretti sempre dall’amico Stuart Gordon: From Beyond e Dolls. Il primo, tratto da Lovecraft, mette in scena effetti speciali per l’epoca piuttosto innovativi, una buona dose di intrigante erotismo, e alcune scene di sicuro impatto visivo. Il secondo, mai abbastanza considerato, è un gioiellino, un horror old school, per non dire vintage, che riesuma un’archetipica paura inconscia (quella per bambole e marionette) e la mette al servizio di un film semplice, grezzo, ai limiti dell’amatoriale, ma proprio per questo ancora più affascinante e seducente.
Nel 1989 Yuzna debutta dietro la macchina da presa, ed entra immediatamente nel Mito, con Society. Una storia che racconta il marciume che si nasconde dietro l’apparenza perbenista della classe borghese americana, e lo fa con un estremismo visivo incredibile. Se la prima parte accusa forse un pochino il peso degli anni che passano, la seconda, con la suzione dei corpi nell’antropofagico baccanale orgiastico, ancora oggi risulta totalmente sconvolgente. Il Mereghetti a tal proposito scrisse “Yuzna si spinge più in là di qualunque regista horror”. Come dargli torto.
In quella lunga e pazzesca sequenza, sulle note surreali di un valzer di Strauss, il regista, con l’aiuto degli straordinari effetti speciali di Screaming Mad George, costruisce una follia visiva senza precedenti, insopportabile per chiunque non abbia uno stomaco di ferro, stordente anche per chi è ben avvezzo al genere. Un qualcosa di ineguagliato, e ineguagliabile.

Dopo un paio di lavori per la televisione, Yuzna nel 1990 dirige Re-Animator 2, il sequel delle avventure dello scienziato pazzo Herbert West. Virando maggiormente sul grottesco, sul cinema-fumetto, su modalità di rappresentazione di stile cartoonistico, e citando palesemente La moglie di Frankenstein di James Whale (1935), Yuzna realizza un altro film bellissimo, al contempo sanguinolento e ironico, scatenato ed entusiasmante.
Nel 1993 riecco Yuzna, con Il ritorno dei morti viventi III, terzo capitolo di una stantìa saga zombesca che aveva in precedenza visto due episodi, sufficiente il primo, pessimo il secondo. E nonostante questo riesce a creare un altro capolavoro, ancora una volta violentissimo, zeppo di sangue e viscere, arti mozzati e cadaveri squartati, ma anche impreziosito da trovate di sceneggiatura fresche e convincenti (ad esempio la metamorfosi della protagonista, che diviene una sorta di erotica eroina cyber-punk). Applausi a scena aperta.
Nel frattempo il mondo del cinema horror è ai minimi storici. Il dominio dello splatter, che aveva caratterizzato gli anni ’80, si esaurisce e ha la sua (temporanea) pietra tombale con Braindead di Peter Jacskon. I film diventano sempre più cauti, puritani, timidi. Il sangue scompare dai set, i registi iniziano a pensare solo ai soldi, escono numerosi e inguardabili pseudo horror che in realtà di horror non hanno un bel niente, destinati all’usa e getta delle sale e degli homevideo americani, per la gioia di ragazzini celebrolesi, e nessuno ha più il coraggio di rischiare.
Bene, in questo panorama deprimente, Yuzna se ne strafrega di tutto e di tutti, e va avanti per la sua strada, continuando a coltivare il suo immaginario splatter. É l’unico autore che non si svende alle mode. Infinito onore a lui per questo.

Così nel 1993 realizza un episodio (il migliore) del film a episodi Necronomicon, ovviamente tratto da Lovecraft, sempre con il fedele Jeffrey Combs, e produce il discreto beast-movie Ticks – Larve di Sangue, mentre nel 1996 crea un altro personaggio destinato a rimanere indelebilmente nella mente degli appassionati: il dottor Alan Feinstone, folle protagonista di The Dentist. Un film che riprende tematiche care al regista (la corruzione e il marciume che si annidano nella borghesia statunitense), e che riesce ancora una volta a convincere per il patinato e accecante uso della fotografia, per lo straniante utilizzo della musica classica in totale antinomìa con l’orrore del racconto, per la buona interpretazione di Corbin Bernsen, e per inserti splatter anche in questo caso sconvolgenti. Una simpatica serie di trapanazioni dentali riprese con impressionante realismo, e davvero difficili da sopportare.
Da questo momento va detto che l’ispirazione di Yuzna comincia a diventare un po’ altalenante. Nel 1998 dirige Progeny, fanta-horror basato su alieni che s’impossessano del corpo di una donna. Un film a se stante, nella sua filmografia, molto elegante dal punto di vista tecnico, ma forse non abbastanza incisivo nel suo svolgimento, e penalizzato da effetti speciali per una volta discutibili. Nello stesso anno, a grande richiesta, ridà vita al Dottor Feinstone con The Dentist II, meno innovativo del primo ma ancora una volta gustosissimo per l’abilità registica e l’abbondante uso di splatter (alla faccia degli slasher craveniani e compagnia cantante).

Nel 2000 realizza poi Faust, tratto dall’omonima graphic novel: un film di difficile interpretazione, ottimo per alcuni elementi (l’abbondante uso di heavy metal nella soundtrack, qualche bella idea di regia, e un paio di pazzesche scene splatter merito ancora una volta di Screaming Mad George), molto meno per altri (una sceneggiatura piena di buchi, e un protagonista, Mark Frost, decisamente non all’altezza).
Yuzna continua a dividersi tra regie e produzioni, senza mai rinnegare nè una nè l’altra. Nel 2001, ancora una volta in simbiosi con Gordon, produce il bellissimo Dagon, una delle migliori trasposizioni filmiche dell’impossibile universo lovecraftiano. Nel 2002 produce invece il dormiente Darkness, del sopravvalutatissimo Jaume Balaguerò. Nel 2003 dirige il terzo episodio della saga di Herbert West, ovvero Beyond Re-Animator: ancora una volta divertente, cartoonesco, surreale, onesto e sincero nei suoi intenti.
Continuando a finanziare film ispanici (Arachnid, Romasanta, The Nun) per la sua casa di produzione che ha nel frattempo fondato, la Filmax, nel 2004 Brian tocca forse l’unico punto veramente basso della sua carriera, con l’indecente Rottweiler, horror futurista basato sulle gesta di un robotico cane assassino... prodotto vuoto, senza idee, e con sviluppi di sceneggiatura francamente imbarazzanti.
Ma i grandi sanno sempre rialzarsi, ed ecco che, nel momento in cui si inizia a pensare che la parabola di Yuzna volga tristemente al termine, il maestro di origine filippina zittisce tutti, e torna alla grande nel 2005 con Beneath Still Waters, visto in anteprima a Ravenna (con lui presente in sala) e poi uscito anche in Dvd in versione italiana: un’opera genuina, che recupera vecchi stilemi cari al regista senza però cadere nella mera citazione. Un lavoro impregnato di idee, horror puro, momenti entusiasmanti e grande voglia di stupire per l’ennesima volta.

Ad oggi è l’ultimo film che ha diretto. Pare però che stia lavorando a una nuova trilogia della saga di Re-Animator, e che abbia tanti altri progetti in cantiere. Non vedo l’ora di vederli completati. Ho avuto modo di conoscere Yuzna personalmente, a Ravenna, e mi sono trovato di fronte una persona vera, semplice, disponibile, sorridente, che ama i suoi fans e il suo lavoro, come si nota chiaramente dalla passione che esplode in ogni suo lavoro. Non sarà Kubrick, non sarà Lynch, ma è un grande. Un grandissimo.
By cinemystic // martedì, 09 giugno 2009+12:14
cinema, societa, dolls, sesso, horror, estremo, cinema americano, cinema spagnolo, splatter/gore, brian yuzna
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- DOLLS -
Oggi vi volevo brevemente parlare di Dolls, anno 1987, lavoro low budget della premiata ditta Stuart Gordon (regista) e Brian Yuzna (produttore), gli stessi che due anni prima avevano realizzato quell’assoluto capolavoro del cinema splatter Re-Animator, e che tre anni dopo ne filmeranno l’ottimo seguito (oltre ad altri pregevoli lavori insieme, ad esempio From Beyond).

Il sottoscritto ha sempre amato gli horror con protagoniste bambole, giocattoli, pupazzi, marionette assassine, per quel macabro e primitivo fascino che deriva dalla radicale contrapposizione tra il mondo del sorriso e dell’infanzia (di cui appunto le bambole sono un arcaico emblema), e l’orrore filmico che può esplodere sul grande schermo.
Un sottogenere, quello delle “bambole assassine”, che soprattutto dagli anni ’80 ha prodotto pellicole di grande successo commerciale (la mitica e omonima saga di Chucky in primis, ancora viva ai giorni nostri e arrivata al quinto episodio), e altre magari un po’ più di nicchia (ad esempio la serie di Puppet Master, addirittura 9 episodi, ma gli ultimi solo per la Tv). Ma possiamo ricordare tra gli altri, ben prima, anche The Devil Doll (di Tod Browning, 1936), per non parlare dell’inquietante sequenza burattinesca in Profondo Rosso (1975).
Il film della magnifica coppia Gordon-Yuzna passò un po’ in sordina, ai tempi della sua uscita, sia per il budget ristretto, sia per la sovrapposizione con il film di Tom Holland (il suddetto La Bambola Assassina), che ne soffocò il potenziale.

La trama è molto “classica”: un gruppo di persone in viaggio viene colto da un improvviso temporale, e trova rifugio a casa di un’anziana coppia di fabbricanti di bambole. Durante la notte, gli ospiti della magione iniziano ad essere assassinati uno a uno dalle stesse bambole, che assumono vita propria. Si scoprirà poi che queste persone vengono uccise come punizione per l’egoismo e il materialismo che hanno caratterizzato le loro esistenze, e che il loro destino sarà di rimanere per l’eternità in quella casa, a loro volta trasformati in bambole (ma con un’anima ancora umana).
A rivederlo ancora oggi, oltre vent’anni dopo, Dolls diverte e convince, per quella sua polverosa aria retrò che esemplifica bene come ai tempi fare horror fosse un’operazione nella maggior parte dei casi genuina e onesta, lontana dalla bieca commercializzazione contemporanea.
Dolls è infatti un film grezzo, semplice, ingenuo, con tanti difetti. Ma affascina, emana odore di sincerità culturale, di mistero, di sangue finto ed effetti speciali artigianali, costruiti però con impegno e passione, senza pretese eccessive e senza inutili artifici stilistici.

Questo gioiellino, diretto con bravura dal sempre troppo sottovalutato Gordon, si pone come una favola macabra che contiene comunque un messaggio positivo (non sminuire mai il potere della fantasia e dell’Arte), ed è un esempio di come si potesse al contempo offrire un prodotto di buon intrattenimento, provare a spaventare facendo leva sui terrori inconsci di ognuno di noi, e ottenere con i pochi mezzi a disposizione il miglior risultato possibile. Oggi purtroppo avviene spesso il contrario.
Nell’epoca dell’horror iper-tecnologico e discotecaro, urlato e brutalizzato, pornografico e in molti casi avvilente, guardare Dolls è come abbandonare per 80 minuti lo smog cittadino per immergersi in un campo silenzioso in mezzo alla campagna. Se ne può sentire il gusto (del sangue?), e si possono finalmente purificare i polmoni corrotti dalla malvagia quotidianità.
Un film da (ri)guardare a luci spente, con piacere e tranquillità... e molta nostalgia.
By cinemystic // mercoledì, 22 aprile 2009+11:32
cinema, dolls, horror, cinema americano, stuart gordon, splatter/gore, brian yuzna, rubrica cult collection
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