BE KIND REWIND

Michel Gondry, francese emigrato negli States, nato a Versailles nel 1963, è ormai già diventato un regista di culto.

Sicuramente è innegabile la sua visionarietà, la voglia di sperimentare con l'arte cinematografica, la fanciullesca dedizione a colorare mondi immaginari creati dal nulla, con il supporto di un'encomiabile fantasia realizzativa. In mezzo a tanti autori clonati e costruiti con lo stampino, il cinema di Gondry è senz'altro fresco e originale. Di questo gli va dato atto senza indugio.

Nel mio libro su Guillermo Del Toro ho definito il regista messicano come "un bambino che gioca con i pennarelli per dare vita al cinema" (mi si perdoni l'autocitazione), e penso che la definizione possa essere pertinente e azzeccata anche per Gondry.

Di fatto, però, a me l'unico film del francese che mi ha davvero entusiasmato è stato lo splendido, meraviglioso e indimenticabile Eternal Sunshine of the Spotless Mind (mi rifiuto di chiamarlo con il criminoso titolo italiano). Anche L'Arte del sogno, idolatrato da quasi tutti, non mi aveva convinto fino in fondo. Forse ancora meno mi ha convinto il recente Be Kind Rewind, che il Morandini ha definito come "il primo film sulla nostalgia per le videocassette".

Io sono uno di quelli che se avesse potuto avrebbe continuato a collezionare vhs per tutta la vita, ma a me Be Kind è sembrato invece soprattutto un atto d'amore per il cinema in senso lato, un'operazione retrò per certi versi simile al Nuovo Cinema Paradiso di Tornatore, o anche a The Majestic di Darabont. E' però il film in sè che mi pare funzioni solo in parte.


La prima mezz'ora, di pura ambientazione narrativa, è abbastanza asfittica, e quando la pellicola entra nel vivo (gli scapestrati Jack Black e Mos Def, dopo aver smagnetizzato tutte le videocassette del negozio di Danny Glover, iniziano a girare scombinati cortometraggi casalinghi nel tentativo di ridare vita ai film perduti, e sorprendentemente ottengono grande successo di pubblico) dopo un po' l'idea centrale del racconto tira la cinghia.


Una gustosa riflessione ludica sul potere del cinema che però ha la coperta troppo corta, e lascia senza riparo parti di sceneggiatura non sufficientemente sviluppate.

Il film, poi, è plasmato ad hoc sulle capacità gigionesche di Jack Black, che può piacere o no, ma almeno in un ruolo come questo sa utilizzare la sua mimica facciale e gestuale per far divertire come si conviene (e di sicuro ci fa una miglior figura qui che nel deludente King Kong di Peter Jackson).


La partecipazione di Mia Farrow è cosa buona e giusta, mentre il cameo di Sigourney Weaver è assolutamente superfluo.

Alcune sequenze demenziali ambientate nel mezzo della realizzazione dei corti sono ben riuscite (quelle di Ghostbusters, ad esempio), altre sono più scontate e tirate per i capelli.

Il finale poi è ovvio, godurioso, sbrodolante e clamorosamente ruffiano. Ma riesce a far luccicare gli occhi, e dunque merita considerazione.

In sostanza, a mio parere, Be Kind è un film da apprezzare per i suoi intenti e la passione cinefila che ne traspare... ma forse anche un'ottima occasione solo parzialmente colta.

By cinemystic // lunedì, 29 giugno 2009+10:20
cinema, cinema francese, cortometraggi, cinema americano, guillermo del toro, be kind rewind
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Cinemystic: parole di cinema, parole di Arte, in piena libertà, senza paure e senza censure. Un occhio limpido verso il mondo, le immagini, le note, le passioni.

Chi sono

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Nome: Alessio Gradogna
Un critico cinematografico, un uomo innamorato dell'Arte, che ha voglia di dire quello che pensa, senza inibizioni. Sono nato nel 1978, in un ameno paese della provincia di Vercelli. Ho iniziato ad appassionarmi di cinema, in particolare di cinema horror, sin dalla giovane età (quando avevo 8/9 anni non mi perdevo una puntata di Zio Tibia, e a 11 anni, appena posseduto il mio primo videoregistratore, andavo in videoteca a noleggiare film tipo Re-Animator e altri splatter-gore di quel genere). Mi sono diplomato in Ragioneria, e poi ho frequentato la facoltà di Lettere a Vercelli. Ho iniziato a occuparmi seriamente di cinema frequentando alcuni corsi all’Università, e studiando molto anche da autodidatta, leggendo manuali e opere di saggistica, guardando centinaia di film, e scrivendo la mia tesi di laurea, intitolata “La rappresentazione filmica del Dracula di Bram Stoker”. Mi sono laureato nel 2002, e nel contempo ho mosso i primi passi nell’attività di critico scrivendo recensioni e articoli vari per l’ora defunto portale Horrorcult. Nel 2004 ho vinto una delle sezioni del concorso nazionale di critica “Giovane e Innocente”, grazie a un articolo intitolato “The Addiction: la tragedia assoluta”. Sempre nel 2004 ho iniziato a collaborare con il sito EffettoNotte di Torino e con il rinomato web magazine Sentieri Selvaggi di Roma (una delle riviste più seguite in Italia), per il quale sono responsabile della rubrica “Horror & SF”. Dopo oltre tre anni collaboro ancora con entrambi i siti, scrivendo recensioni, articoli di approfondimento e reportage dai festival sparsi in giro per l’Italia ai quali partecipo come accreditato stampa. Mi occupo di cinema a 360°, sempre con una particolare specializzazione per l’horror ma spaziando in tutti i generi della Settima Arte e in tutte le epoche. In questi anni sono usciti miei articoli anche sul sito FilmHorror e sulle riviste cartacee Nocturno e Inside. In tutto, dal 2003 ad oggi, ho pubblicato circa 150 articoli. Nel 2006 sono stato membro della giuria in qualità di critico durante il Pesaro Horror Festival, e ho pubblicato, per la casa editrice Falsopiano, il mio primo libro, scritto a quattro mani con l’amico e collega Fabio Tasso. Si intitola “Tokyo Syndrome – Le nuove frontiere dell’horror giapponese”, e abbiamo effettuato conferenze di presentazione del libro a Pesaro (Pesarhorrorfest), Ravenna (Nightmare Film Festival), Torino (Torino Film Festival) e Roma (Cineclub Detour). Posseggo una bella cineteca, di cui mi vanto, di quasi 2000 film. Negli scorsi mesi ho infine scritto, questa volta da solo, il mio secondo libro. Si intitola “I dannati e gli eroi – Il cinema di Guillermo Del Toro”, ed è stato appena pubblicato dalla casa editrice Il Foglio di Gordiano Lupi. Oltre al cinema, ho infinite altre passioni, su tutte: la musica, la letteratura, il tennis, l’erotismo, l’Arte in ogni suo respiro. Per contatti, critiche, opinioni, proposte di collaborazione, potete contattarmi direttamente anche alla mail: alessio.gradogna@hotmail.it


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