ODE a EMMANUELLE BEART

Si conclude la Mostra del cinema di Venezia, con la vittoria a sorpresa di The Wrestler di Aronofsky. Si chiude un’edizione che molta critica ha bollato come orribile, pessima, soprattutto con l’evidente e mal celato intento di spingere sempre di più il Festival di Roma affinchè superi Venezia per glamour e visibilità. Il tutto ovviamente a causa di palesi ragioni politiche – partitiche che si dividono tra amicizie interessate, provvigioni sottobanco, favori e controfavori, e chissà cos’altro. Che becero squallore.

 

Ma comunque, stendiamo un pietosissimo velo sopra alle nefandezze italiche, e parliamo d’Arte. Tra tutti i film in calendario alla Mostra ce n’era uno che mi intriga particolarmente, e che spero di vedere al più presto: Vinyan, di Fabrice Du Welz. Questo per due motivi: innanzitutto perché Du Welz è il regista di quel Calvaire che tre anni fa mi impressionò e meravigliò, un melò-horror disperato, passionale, lancinante, crudele, sanguigno, romantico, bellissimo. Sono quindi curioso di vedere se il regista avrà saputo confermarsi.

 

Il secondo validissimo motivo ha il nome e cognome dell’attrice protagonista di questo film: Emmanuelle Béart. Un’attrice, semplicemente, fantastica.

 

E’ difficile descrivere la Béart senza cadere nella retorica, soprattutto perché in lei è racchiuso il concetto stesso dell’Arte più pura. Una donna di una bellezza inaudita, il cui viso racchiude contemporaneamente la dolcezza semplice di un Angelo e la provocante perversione di un Diavolo, e il cui corpo sodo e perfetto personifica sonetti antichi di Muse racchiuse nel fluttuante oblio dell’eternità, e statue greche di secolare tradizione.

Come se non bastasse la Béart è sempre stata anche brava, molto, crescendo negli anni fino a giungere a prove di spessore attoriale indimenticabili. Giovane e di virginale purezza in Manon delle sorgenti di Claude Berri, incarnazione di una splendida elegia del del corpo femminile ne La bella scontrosa di Rivette (in cui recita nuda per quasi tutto il film, con sorprendente naturalezza), armonica e melanconica in Un cuore in inverno di Sautet, cinica e spietata nel grandioso L’Inferno di Chabrol, sdoganata negli States per Mission Impossible di De Palma, innamorata del suo stesso sesso ne La Repetition della Corsini, frizzante cameriera canterina in 8 donne e un mistero di Ozon, diabolica prostituta in Nathalie di Anne Fontaine, di nuovo preda di lacrime amorose in Storia di Marie e Julien ancora con Rivette… solo per citare alcune delle sue più belle intepretazioni.

 

Oggi, a 42 anni, la Béart è ancora radiosa, e incarna la tipica e impareggiabile classe francese; conserva una bellezza che toglie letteralmente il fiato, una professionalità ammirevole, e un’aurea mai scalfita dallo scorrere del tempo.

Sensuale e dionisiaca, erotica e pura, intensa e bravissima: la merveille de France, Emmanuelle Béart.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

By cinemystic // lunedì, 08 settembre 2008+15:59
cinema, erotismo, cinema francese, emmanuelle beart
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Cinemystic: parole di cinema, parole di Arte, in piena libertà, senza paure e senza censure. Un occhio limpido verso il mondo, le immagini, le note, le passioni.

Chi sono

Utente: cinemystic
Nome: Alessio Gradogna
Un critico cinematografico, un uomo innamorato dell'Arte, che ha voglia di dire quello che pensa, senza inibizioni. Sono nato nel 1978, in un ameno paese della provincia di Vercelli. Ho iniziato ad appassionarmi di cinema, in particolare di cinema horror, sin dalla giovane età (quando avevo 8/9 anni non mi perdevo una puntata di Zio Tibia, e a 11 anni, appena posseduto il mio primo videoregistratore, andavo in videoteca a noleggiare film tipo Re-Animator e altri splatter-gore di quel genere). Mi sono diplomato in Ragioneria, e poi ho frequentato la facoltà di Lettere a Vercelli. Ho iniziato a occuparmi seriamente di cinema frequentando alcuni corsi all’Università, e studiando molto anche da autodidatta, leggendo manuali e opere di saggistica, guardando centinaia di film, e scrivendo la mia tesi di laurea, intitolata “La rappresentazione filmica del Dracula di Bram Stoker”. Mi sono laureato nel 2002, e nel contempo ho mosso i primi passi nell’attività di critico scrivendo recensioni e articoli vari per l’ora defunto portale Horrorcult. Nel 2004 ho vinto una delle sezioni del concorso nazionale di critica “Giovane e Innocente”, grazie a un articolo intitolato “The Addiction: la tragedia assoluta”. Sempre nel 2004 ho iniziato a collaborare con il sito EffettoNotte di Torino e con il rinomato web magazine Sentieri Selvaggi di Roma (una delle riviste più seguite in Italia), per il quale sono responsabile della rubrica “Horror & SF”. Dopo oltre tre anni collaboro ancora con entrambi i siti, scrivendo recensioni, articoli di approfondimento e reportage dai festival sparsi in giro per l’Italia ai quali partecipo come accreditato stampa. Mi occupo di cinema a 360°, sempre con una particolare specializzazione per l’horror ma spaziando in tutti i generi della Settima Arte e in tutte le epoche. In questi anni sono usciti miei articoli anche sul sito FilmHorror e sulle riviste cartacee Nocturno e Inside. In tutto, dal 2003 ad oggi, ho pubblicato circa 150 articoli. Nel 2006 sono stato membro della giuria in qualità di critico durante il Pesaro Horror Festival, e ho pubblicato, per la casa editrice Falsopiano, il mio primo libro, scritto a quattro mani con l’amico e collega Fabio Tasso. Si intitola “Tokyo Syndrome – Le nuove frontiere dell’horror giapponese”, e abbiamo effettuato conferenze di presentazione del libro a Pesaro (Pesarhorrorfest), Ravenna (Nightmare Film Festival), Torino (Torino Film Festival) e Roma (Cineclub Detour). Posseggo una bella cineteca, di cui mi vanto, di quasi 2000 film. Negli scorsi mesi ho infine scritto, questa volta da solo, il mio secondo libro. Si intitola “I dannati e gli eroi – Il cinema di Guillermo Del Toro”, ed è stato appena pubblicato dalla casa editrice Il Foglio di Gordiano Lupi. Oltre al cinema, ho infinite altre passioni, su tutte: la musica, la letteratura, il tennis, l’erotismo, l’Arte in ogni suo respiro. Per contatti, critiche, opinioni, proposte di collaborazione, potete contattarmi direttamente anche alla mail: alessio.gradogna@hotmail.it


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